giovedì 18 giugno 2015

Le cause psicologiche dell'infertilità: quando il corpo respinge l'embrione







"Nel 15-20% delle coppie sterili non si riesce a raggiungere una diagnosi. Ed è estremamente difficile capire quando la cosiddetta “infertilità inspiegata” sia dovuta a disturbi fisiologici non identificati (o ancora sconosciuti alla scienza medica), oppure a problemi emotivi e psicologici.


“Di certo gli stati d’animo influiscono fisicamente sui neurotrasmettitori, quindi anche sugli ormoni”, precisa Simonetta Betti, psicologa clinica dell’IRCCS Policlinico di San Donato Milanese. “E quando la causa non è biologica, a giocare un ruolo preponderante in entrambi i genitori è senz’altro l’ansia di avere un figlio”.
Il primo ostacolo è l’ansia
Per esempio, non è raro il caso di una coppia che non riesca a concepire, adotti un bambino, e subito dopo ne aspetti uno… in modo naturale. Come se qualcosa si “sbloccasse” una volta esaurita l’urgenza della genitorialità. “Questo aspetto emotivo è presente soprattutto nella donna, che socialmente e umanamente patisce di più la mancanza di un figlio, mentre l’uomo accusa più spesso disfunzioni fisiologiche”, osserva l’esperta. “Ma non è sempre così. Ricordo il caso di un uomo che aveva un grave problema di spermatozoi pigri: una volta deciso con la compagna il ricorso alla procreazione medicalmente assistita, i suoi spermatozoi si sono ‘risvegliati’ di colpo e i due hanno messo al mondo 3 figli senza alcun aiuto!”
Quando il corpo respinge l’embrione
Una situazione più chiaramente legata a un disagio psicologico è quella che si manifesta durante la Pma. Per esempio quando l’embrione, impiantato con una tecnica come la FIVET o la ICSI, non attecchisce all’utero. “Qui è evidente l’aspetto emotivo”, spiega la psicologa, “perché il cortisolo, l’ormone dello stress, è fonte di abortività”. In questi casi, l’intervento dello psicologo (figura sempre presente nei migliori centri di Pma) è mirato ed efficace: la terapia consiste nell’aiutare la futura mamma a rilassarsi e a vivere in modo positivo la gravidanza in arrivo. “Inoltre, nella fase post-impianto della procreazione assistita la donna è un po’ sola ed è necessario coinvolgere anche il compagno, inducendolo a essere più empatico, più partecipe di ciò che sta avvenendo all’interno del corpo femminile”.