giovedì 4 febbraio 2016

Fertilità, una confusione di fondo








“Come è possibile che io, avendo superato i 40 anni, abbia poche probabilità di ottenere una gravidanza, quando ci sono persone che l’ottengono a 50 anni ed oltre?”: è questa la domanda più frequente che le pazienti rivolgono allo specialista durante la loro prima visita presso un centro di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). Ed “è di fronte a questa domanda che lo specialista si rende conto del fatto che, nonostante molto si sia già fatto in termini di informazione per sensibilizzare il pubblico rispetto alla strettissima correlazione tra età e fertilità, il livello di informazione non è ancora sufficiente”. 

A sottolineare un ulteriore impegno dal punto divista informativo su questo tema è la dottoressa Maria Giuseppina Picconeri, ginecologa specialista in medicina della riproduzione e direttrice del centro NIKE Medical Center di Roma, durante l’incontro ‘Formazione Informazione e Comunicazione nella PMA’, il 29 gennaio corso presso il ministero della Salute. Nel commentare i dati dell’indagine[1], condotta dal team di ricercatori guidati dalla Picconeri, l’esperta ha evidenziato, inoltre, che “c’è ancora molto da fare sul tema della formazione dei futuri  medici e specialisti per ciò che concerne la medicina della riproduzione”.

Dunque, che il periodo più fertile[2] per una donna sia tra i 20 e i 25 anni e che la fertilità subisca un considerevole calo dai 35 ai 40 per poi subire un ulteriore declino, sembrava un’informazione fosse ormai nota. Numerosi ed autorevoli sono i dibattiti svolti tra “addetti ai lavori”, le campagne di informazione e di sensibilizzazione rivolte al pubblico ed entrambi supportati da eloquenti dati scientifici, sociologici e statistici ed il tutto con notevoli sforzi da parte di società scientifiche, centri di PMA pubblici e privati, istituzioni: eppure sembra che ancora molto ci sia da fare sia in termini di  formazione dei futuri operatori sanitari, sia nel campo dell’informazione pubblica perché lo strettissimo legame tra età della donna e la sua fertilità venga realmente compreso.

MEDICINA DELLA RIPRODUZIONE FUORI DAI PERCORSI FORMATIVI. Dall’indagine emerge innanzitutto che nel percorso formativo degli operatori sanitari non è dato rilievo e dovuta attenzione alla medicina della riproduzione: circa il 70 per cento degli specializzandi, il 60 per cento delle ostetriche e il 30 per cento dei ginecologi ed il 90 per cento degli studenti intervistati ha infatti dichiarato di non aver mai frequentato un reparto di medicina della riproduzione, meno del 20 per cento dei ginecologi ha dichiarato invece di averne frequentato uno per più di un anno. Non deve sorprendere, quindi, che  le risposte ai questi riguardanti la prevenzione e la diagnosi dell’infertilità non siano risultate univoche tra gli operatori del settore ed ancora più importante è la constatazione che a 38 anni dalla nascita della prima bambina con le tecniche di PMA, la preparazione degli studenti di medicina dell’ultimo anno, sembra essere ancora molto confusa e non adeguata alle esigenze delle loro future pazienti.

STUDENTI E SPECIALIZZANDI CONVINTI DI GRAVIDANZE BEN OLTRE I 45 ANNI.  Quasi il 40 per cento tra gli studenti e gli specializzandi intervistati ritiene che nelle donne il concepimento e il completamento della gravidanza spontanea siano possibili, salvo rare eccezioni, fino a ben oltre i 45 anni e che sia possibile attraverso le tecniche di riproduzione assistita spostare in avanti questo limite fino ai 50. Non disponiamo di dati certi rispetto alla percentuale di gravidanze spontanee tra le donne di quest’età ma disponiamo dei dati del registro nazionale della PMA, secondo i quali dopo i 43 anni le probabilità di ottenere una gravidanza omologa (con i propri ovociti) sono estremamente ridotte (intorno al 5 per cento), mentre sono certamente più confortanti le probabilità di ottenerla, ma non senza difficoltà e soprattutto in Italia, ricorrendo all’eterologa (60-70 per cento). 

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