giovedì 14 maggio 2015

L'infertilità inspiegata




Il termine infertilità inspiegata sottopone la coppia ad un ulteriore stress; dopo aver eseguito tutti gli esami prescritti non riesce ad ottenere risposta al suo problema.
L'articolo analizza l'infertilità idiopatica sotto diversi aspetti, la coppia passa dal desiderio di scoprire "cosa c'è che non va" al "che cosa si può fare", in questo passaggio si inserisce l'intervento dello psicologo che si occupa d'infertilità favorendo una riflessione sul " come stiamo?" e sul " come potremmo stare?"



"Il termine infertilità inspiegata definisce l’incapacità della coppia di concepire, e quella del medico di spiegare perché. Forse ancora più difficile da accettare della infertilità vera e propria, l’infertilità inspiegata sottopone la coppia a uno stress terribile: nonostante abbia seguito tutte le indicazioni e si sia sottoposta a tutte le analisi, la coppia non riesce ad avere un figlio e non trova risposta al suo problema...

La presenza di tube di Falloppio normali, di un’ovulazione regolare, e di parametri spermatici accettabili può essere ancora associata a una ipofertilità a causa di una distorsione anatomica della cavità uterina, della presenza di una endometriosi intraperitoneale, o di una condizione immunologica. Tuttavia in molti casi gli esami di routine non mostrano alcuna anomalia, ma la coppia non riesce a concepire. Questa infertilità è quindi definita inspiegata idiopatica, ovvero senza causa apparente. 
La diagnosi di infertilità inspiegata
È una diagnosi per esclusione che viene posta dopo che le indagini mediche hanno mostrato parametri seminali normali, concentrazioni corrette di progesterone a metà della fase luteale, permeabilità delle tube, assenza di distorsioni anatomiche della cavità uterina o di condizioni genetiche e di malattie o sregolazioni del sistema immunitario. Talvolta possono essere effettuate analisi successive, che però raramente modificano il trattamento. Inoltre, molte coppie non desiderano tanto scoprire “cosa c’è che non va”, ma piuttosto sapere “che cosa si può fare”."